MIA

2012

MIA è un modulo abitativo di 60 mq capace di ospitare al suo interno fino a 4 persone con un comfort e un’ offerta di ambienti pari a quelli di un’ abitazione tradizionale di 110 mq. Il segreto è dare spazio ai vari ambienti domestici solo quando è realmente necessario. MIA, grazie ad un sistema di scorrimento a soffitto, è in grado di comprimere o espandere gli ambienti interni e cambiarne la disposizione in base alle esigenze. Avere ambienti flessibili implica una sostanziale riduzione degli sprechi in termini di superficie senza dover rinunciare a ciò che le tipologie abitative tradizionali offrono.

Polo scientifico-tecnologico, Bolzano

2007

Caratteristica principale dell’intero progetto è la volontà di pensare a un intervento che nel rispetto del contesto archeologico industriale, non rinunci alla necessità di progettare un nuovo complesso che segni anche visivamente la nuova e innovativa funzione. L’Istituto per le Tecnologie Innovative si allunga sull’intero lotto come un vascello futuristico che rimanda all’idea di libertà e nel quale il ciclo produttivo, pesantemente ancorato all’idea classica di "fabbrica", si fa immateriale e astratto e trova rifugio nella prua sospesa sull’esistente. Un’arca del "Nuovo", dunque, della sperimentazione e della ricerca tecnica incagliata tra antichi edifici che, in un passato non troppo lontano, hanno avuto la medesima funzione. Esso appare come una sorta di Monolito di kubrickiana memoria riverso al suolo e quasi conficcato con veemenza tra le costruzioni esistenti. è un ponte ideale, elemento di transizione, attraverso l’uomo esperiente (i laboratori), tra il primitivo (metaforicamente rappresentato dalle officine, legate ad una manualità che ap-partiene al passato) e l’uomo evoluto (la punta sospesa e proiettata verso un sapere superiore). L’edificio può essere letto anche come "Arca dell’Alleanza" tra uomo e tecnologia, tra tra-dizione e innovazione, tra pragmatismo (officine) e empirismo (laboratori), tra idealità dell’architettura e concretezza della produzione industriale. Tali concetti si compiono tridi-mensionalmente in un edificio lineare e puro, essenziale e pulito, in un parallelepipedo nero tagliato all’estremità in un gesto ambizioso che lo fa svettare verso l’alto. La struttura implode in se stessa aprendosi alla luce esclusivamente attraverso le corti interne, com-pletamente vetrate, il cui impalpabile tessuto penetra l’inflessibile resistenza del terreno; unica concessione verso l’esterno è data da sottili tagli praticati nella scura pelle in fibra di carbonio e schermati da una griglia compatta eppure trasparente, tale da non scalfire la densa solidità del Monolito. Con Alessandro Stroligo (Chapman Taylor), Mauro Dell’Orco, Andrea Cattacin.

Alloggi protetti e distretto socio-sanitario, Bolzano

2013

L’edificio si trova nel nuovo quartiere "Casanova" ed è inserito tra due complessi residenziali di notevoli dimensioni. E’ destinato ad ospitare residenze protette ai piani superiori, un distretto socio sanitario e un centro sviluppo comunità ai piani inferiori. L’intervento è un oggetto architettonico immediatamente riconoscibile e percepibile come edificio pubblico all’interno del quartiere. le facciate sono un nastro inclinato che, alzandosi progressivamente di quota, avvolge e riveste il volume monolitico dell’edificio scoprendo, al tempo stesso, gli ambienti destinati alle attività più pubbliche che diventano così trasparenti e direttamente fruibili. L’edificio, posto in posizione arretrata rispetto alla strada è circondato dal verde che entra nell’edificio, raggiunge i piani interrati con giardini che danno luce ed esaltano lo scambio tra l’edificio e il parco circostante.

Scuola per le Professioni Sociali ’Hannah Arendt’, Bolzano

2008 - 2013

Il progetto si colloca nel centro cittadino, in una porzione del giardino esterno della scuola esistente. Il nuovo ampliamento è sovrastato dalla massa dello storico convento dei Cappuccini e si apre verso l’adiacente giardino pubblico. Per non turbare il prezioso contesto, l’unica soluzione per l’ampliamento della scuola per le professioni sociali "Hannah Arendt" è risultata quella di realizzare un’architettura ipogea, affondata nel cuore rigenerante della terra, e capace di trasformarsi da spazio contenente in oggetto contenuto, in un intimo rapporto con la terra stessa. Si è cercato di negare ogni inevitabile pregiudizio su un edificio sotterraneo, per solito pensato come estraneo al rapporto con l’intorno e con la luce, e creare un oggetto nel quale lo spazio vuoto connotasse la forma, e la luce si lasciasse catturare, ritagliare, guidare all’interno della struttura stessa. Il giardino di copertura è infatti costellato di tagli, spacchi e trasparenze attraverso le quali la luce viene captata e filtrata, per giocare con le superfici sotterranee. La struttura interna è assai semplificata, quasi a ridursi a un sistema di coordinate: le superfici murarie divengono linee rette, immaginate come infinitamente estese, generatrici geometriche e plastiche dei diversi spazi didattici.

Nuova scuola primaria di Colognola ai Colli (VR)

2009

Lo studio della forma dello sviluppo del prospetto interno trova la prima ispirazione dall’osservazione del territorio circostante. In particolare le colline poste ad est del lotto in oggetto suggeriscono una forma che immediatamente ci ricorda un cuore; disegna lo spazio del cortile interno della scuola, lo chiude in un abbraccio, lo rende uno spazio protetto senza però imporre una pesante chiusura fisica. Un gioco delle sfaccettature e delle forme irregolari plasmano le faccie del prospetto interno e dei volumi puri del nuovo edificio scolastico, nessuno uguale all’altro, tutti con deformazioni diverse. Distributivamente la scuola è formata da un corpo su due livelli che ospita le funzioni didattiche e di servizio. Su un livello solo rimane invece il grande e arioso atrio di ingresso dal quale si accede, da un lato alle aule a piano terra e al sistema di distribuzione verticale, dall’altro alle aule speciali e polifunzionali. Con Girpa spa

Archimod, Bozen

2009

L’edificio si trova in via Giotto a Bolzano ed costruito su un lotto di forma rettangolare con affaccio sui lati corti. Realizzato alla fine degli anni 90, era destinato ad attività di deposito e d’ufficio, ed è costituito da un piano interrato e quattro piani fuori terra. Attualmente l’edificio si presenta con un medio stato di degrado, con una certa compiutezza esterna, ma lasciato al grezzo all’interno. L’acquisizione da parte della Provincia Autonoma di bolzano ha reso necessaria una totale ristrutturazione, con interventi sulle strutture portanti alfine di rinforzarle in funzione dei nuovi carichi, per rispondere alle nuove destinazioni d’uso. Verrà aggiunto un quarto piano, di ridotte dimensioni, per ospitare i modelli di architettura delle opere della Provincia.

Waterfront sull’Isarco, Bolzano

2009

Questa simulazione progettuale si inserisce nel più ampio lavoro di rielaborazione del Piano Urbanistico Comunale della città di Bolzano, cercando di visualizzare e dimostrare uno degli enunciati alla base del futuro piano: strutturare il sistema fluviale come spina dorsale del costruito, al fine di collegare, riconnettere e valorizzare tutte le parti della città. In sintesi, il parco lineare delle rive dell’Isarco, diviene dorsale cittadina di riorganizzazione urbanistica, sulla quale si andranno a collocare una serie di centralità, affacciate sull’acqua e dall’acqua assumeranno una nuova e specifica identità, sia di carattere urbano che architettonico. In questo modo la città tornerà a riappropriarsi dei propri corsi d’acqua e a valorizzarli, sia come arterie urbane, sia come paesaggi del verde e del tempo libero. In dettaglio l’idea progettuale definisce un parco lineare lungo l’Isarco e individua nell’area di confluenza tra il torrente Talvera e il fiume Isarco il nuovo baricentro del sistema fluviale, collocandovi importanti strutture edilizie e infrastrutturali. Si è pensato a uno snodo urbanistico verticale, attraverso l’edificazione di una "Torre della ricerca", capace di segnare anche visivamente la nuova centralità urbana. Sul fronte opposto del fiume viene ipotizzata un’edificazione per residenze speciali, destinate a ricercatori o studenti in collegamento, attraverso il nuovo ponte pedo-ciclabile, con il quartiere della ricerca del fronte opposto. Il sistema edificatorio previsto su entrambe le rive dell’Isarco, determina una grande "piazza d’acqua" che diviene il fulcro di questo nuovo baricentro urbano.

Nuovo impianto di termovalorizzazione dei rifiuti, Bolzano

2004 - 2013

Nell’affrontare la progettazione, vista la localizzazione all’ingresso della città, si è cercato di evitare per quanto possibile, l’effetto grande complesso industriale, magari con il camino dei fumi in primo piano e dalla massa incombente e minacciosa. Si è tentato, quindi, di ridurre almeno visivamente, le grandi volumetrie in gioco e di conferire al tutto un’immagine più coerente con l’intorno e poco definibile come "fabbrica". Si è scelto di creare un nuovo paesaggio, morfologicamente definibile come "naturalismo artificiale": una sorta di nuova collina capace di inserirsi nello skiline delle montagne circostanti e allo stesso tempo che sia capace di raccontare un territorio naturale importante, recuperando forme, linee e colori che fanno parte dell’importante sistema ambientale della conca bolzanina. Il complesso edilizio è sinteticamente composto da due grandi volumi, orientati secondo i due principali allineamenti del lotto, che seguono la direzione dall’autostrada da un lato e quella del fiume Isarco dall’altro. Con TBF ingegneri, Antonio Ianeselli

Nuovo Liceo Sigonio, Modena

2008

Seguendo i tracciati regolatori della città storica, è possibile schematizzare l’impianto distributivo del complesso scolastico, suddividendo il percorso principale e quelli secondari secondo gli assi dell’impianto urbano romano del cardo e del decumano. Si distingue pertanto un asse principale, con orientamento est-ovest, caratterizzato da un doppio corridoio o "promenade interna" che raccorda i percorsi secondari e funziona da elemento cardine del sistema distributivo. Questa "promenade interna" si caratterizza non solo come via di transito e collegamento ma anche come catalizzatore della vita scolastica extra-lezione, dove è possibile sostare, incontrare, richiedere informazioni e accedere agli ambienti didattici. Attraversano e interrompono questo asse i cinque volumi, a esso perpendicolari, dove trovano sede gli spazi delle aule e dei laboratori. Riprendendo la storica struttura modenese dei navigli e il trasporto sui barconi, si è introdotta la metafora del viaggio sull’acqua: così il percorso didattico diventa un "viaggio formativo" e il mezzo su cui svolgere questo viaggio assume i connotati del barcone o meglio del "vascello" che naviga sospeso sul mare della conoscenza. In sintesi: cinque "vascelli", uno per anno, che fluttuano armoniosamente nel vuoto, strettamente legati e dipendenti l’uno dall’altro. L’inclinazione dei volumi, ripresi e trasmessi all’elemento vicino e lo sfalsamento degli stessi, determinano una sorta di onda armonica che rimanda al movimento delle barche ormeggiate in darsena. Lo sfasamento dei livelli tra i corpi di fabbrica, favorisce l’illuminazione dei piani bassi, mentre la sequenza dei volumi, intervallata da corti verdi, consente al parco di penetrare all’interno degli edifici, prospettando non una scuola con il verde, ma una "scuola nel parco".

Ristrutturazione della ’Ex camera di commercio’, Bolzano

2008 - 2013

L’edificio in oggetto si trova in via Perathoner 8/B a Bolzano (P.ed 2777 C.C. Dodiciville) dove oltre all’ingresso principale ha alcuni ingressi secondari, si sviluppa lungo via Garibaldi dove ha tre ingressi e lungo il giardino comunale dove ha un ingresso. Realizzato su progetto dell’architetto Marastoni alla fine degli anni 70 al posto del vecchio Garage Centrale di cui conserva una parte al primo piano interrato, è caratterizzato dalla facciata in rame a vetri inclinati ed è sempre stato destinato ad uffici: in origine Camera di Commercio, Banca di Roma, Garage Centrale e IFI. E’ costituito da quattro piani interrati e sette piani fuori terra. I locali oggetto dell’intervento sono quelli ex Camera di Commercio ed ex Banca di Roma ai piani primo interrato, terra, secondo, terzo, quinto e sesto dovranno ospitare: l’esistente mensa per gli anziani, la mensa per i dipendenti della Provincia; il servizio "Accettazione denunce opere in cemento armato / strutture metalliche"; gli uffici della Provincia Autonoma di Bolzano ; e l’archivio del servizio esami bi e trilinguismo.

Polo commerciale ’centrum’, Bolzano

2003 - 2006

Il complesso edilizio del Polo commerciale, direzionale e logistico di via Galvani si colloca su due lotti dell’area ex IVECO nella zona produttiva di Bolzano sud. L’area è collocata in posizione strategica rispetto al sistema dei collegamenti: vicinanza al casello autostradale e all’aeroporto nonché alla fermata ferroviaria di Bolzano-Fiera, inoltre si inserisce in un comparto produttivo caratterizzato dalla presenza di forti strutture pubbliche (nuova Fiera, uffici comunali, Palaonda ecc.), che stanno inducendo un forte cambiamento urbano di questa parte della zona produttiva della città. Il grande complesso edilizio si caratterizza per la sua compattezza e lo stacco dell’ultimo piano, destinato agli uffici, caratterizzato dalla finitura nera della lamiera frangisole forata. Esternamente il volume è segnato dalle "serre vetrate", che filtrano il rapporto con l’esterno e dai tagli verticali, che fungono da camini di ventilazione per i parcheggi interrati. La distribuzione interna è organizzata attraverso la "corte ovale", nella quale si articolano passerelle, scale e pedane mobili che conducono a spazi funzionali flessibili e diversificati. Tutto il progetto ruota attorno a questa grande corte centrale, con pareti in vetrocemento e copertura vetrata, luogo d’incontro e di socializzazione, capace di rispondere in modo inconsueto alla richiesta di "privacy personale", prima di entrare nell’organizzata confusione delle zone d’acquisto.

Nuovo liceo scientifico, Suzzara (MN)

2004 - 2007

L’area si presenta come fonte di possibile "centralità" in possesso di riferimenti "visibili", sia naturali, come la vegetazione circostante o artificiali, vedasi il piccolo "conventino" della scuola esistente e il cimitero limitrofo. Si trattava peraltro di creare un "luogo" e non solo un ampliamento dimensionale di un grande complesso scolastico. E’ importante creare le giuste relazioni formali, ambientali e umane capaci di mettere in moto attività didattiche e culturali, trainanti e coinvolgenti. E’ necessario che l’edificio assuma una forte carica simbolica e di autorappresentazione: di qui il tema del "labirinto rosso" inteso quale percorso di istruzione e ricerca, capace poi di proiettarsi all’esterno, sia con l’ideale prosecuzione dei setti murari, sia con i prodotti formativi e didattici. L’edificio si presenta come elemento autonomo, integrato nel sistema del polo scolastico esistente, ma con una configurazione morfologica e cromatica strettamente personale, diventando al contempo il portale d’ingresso all’intero comparto. Esternamente prevale la visibilità del colore e la linearità dei setti murari, che aprono direttrici di collegamento con l’intorno, ma è all’interno che il sistema degli spazi e dei coni visuali tra gli stessi evidenziano la ricchezza e la complessità spaziale, capace di innescare una buona vivibilità e positive relazioni interpersonali. Con Roberto D’Ambrogio

Comparto scolastico Don Bosco-Montecassino, Bolzano

2002 - 2007

ll comparto scolastico Don Bosco-Montecassino si compone di due edifici scolastici, un complesso sportivo, anche al servizio della scuola e un grande parco-giardino con attrezzature ricreative. All’interno del comparto troviamo oltre alla scuola materna, all’asilo nido e alla scuola primaria un grande complesso edilizio capace di ospitare una palestra, una nuova piscina coperta e i relativi locali accessori. Lungo via Montecassino si è realizzato un nuovo doppio volume capace di ospitare la nuova palestra, la piscina coperta, nonché i vari laboratori di supporto alla scuola primaria. Per la realizzazione di questo ulteriore piano, dove si trovano i nuovi spazi didattici, si è proceduto al parziale interramento delle strutture sportive (circa 3 metri sotto il piano di campagna), pur mantenendo una buona visibilità esterna e un’ottima illuminazione naturale. La palestra come pure la piscina è usata anche dalla città e dal quartiere, per diverse manifestazioni sportive, ricreative e di riabilitazione, e ciò è stato possibile anche attraverso l’introduzione di un fondale mobile, su tutta la superficie della piscina. Il progetto di ristrutturazione del comparto scolastico Don Bosco-Montecassino rientra nel più vasto progetto di riqualificazione urbana del quartiere, voluto dall’Amministrazione comunale per riequilibrare le varie parti della città e valorizzare i quartieri più popolati e periferici della stessa. Con Andrea Fregoni

Palaghiaccio olimpico, Torre Pellice (TO)

2002 - 2005

Il principale riferimento formale dell’edificio è l’ambiente, inteso come somma dei valori formali, storici e culturali del luogo: il profilo delle montagne circostanti, il colore delle rocce, il verde e le essenze vegetali, definiscono un nuovo volume articolato in tre grandi blocchi all’apparenza lapidei, incastrati uno nell’altro, quasi una formazione rocciosa sorgente dalla terra. I tre blocchi sono allineati secondo tre diverse assialità non casuali ma latenti nel sistema costruito esistente: la "croix de ville", la viabilità principale verso monte su cui la comunità valdese ha edificato i suoi simboli e i confini stessi del lotto. L’edificio è posizionato centralmente nel lotto in modo da definire due grandi piazze, quella urbana, antistante l’edificio e destinata all’accoglienza e la piazza verde, verso valle, con destinazione a spazio sportivo e di allenamento all’aperto. Dall’interno, grazie alla trasparenza garantita dalle tribune sopraelevate, le piazze sembrano costituire il naturale prolungamento del campo da gioco e, durante l’uso quotidiano, l’ambiente esterno partecipa di quello interno. Le radici del luogo, oltre che nei materiali, sono dunque perseguite nel rapporto con la luce esterna, assicurando una soglia di vivibilità adeguata a un utilizzo anche formativo della struttura sportiva. Con De Ferrari Architetti, Studio Lee

Palazzo del ghiaccio olimpico, Corso Tazzoli (TO)

2002 - 2005

Il progetto rifugge i facili schematismi funzionali o gli esibizionismi tecnologici per ricercare un dialogo con il quartiere e la città. Il palazzo del ghiaccio si pone come un edificio flessibile, in grado di contenere e rappresentare degnamente le attività sportive, collegate al pattinaggio, e costituisce uno dei poli qualificanti il riscatto ambientale del quartiere. Si è cercato di configurare l’edificio come un "Teatro del ghiaccio", in grado di integrare le prestazioni funzionali di un moderno palaghiaccio, con elementi architettonici legati alla memoria collettiva della città di Torino. Richiamandosi nella forma e nel materiale a luoghi che l’immaginario collettivo assume a simbolo urbano quali il Teatro Regio o il Palazzo Carignano, il grande muro curvo, ben visibile dall’esterno attraverso la facciata vetrata, propone un’immagine architettonica in antitesi alle architetture industriali prospicienti, caratterizzate da banali scatole in calcestruzzo faccia a vista. Con De Ferrari Architetti, Studio Lee All’interno, il muro in mattoni, separa fisicamente e visivamente lo spazio foyer della galleria dal grande invaso delle gradinate e della pista ghiacciata.

Convitto e asilo nido "Rosenbach", Bolzano

2001 - 2009

L’edificio è collocato nel centro Rosenbach nel quartiere di Oltrisarco a Bolzano. E’ posizionato parallelamente alla via Claudia Augusta ma in posizione arretrata, per definire una nuova piazza assieme agli altri edifici pubblici del comparto. La nuova costruzione è destinata a due sole funzioni: asilo nido al piano terra e primo e convitto per studenti nei due piani superiori. Il piano terra è strutturato in modo da essere permeabile e garantire il collegamento tra la piazza, il parco pubblico e la zona residenziale retrostante. Il progetto, la cui configurazione nasce dal desiderio di creare un elemento al contempo solido e trasparente, poggia su due elementi laterali fortemente chiusi, quasi i pilastri di sostegno di un trilite, e se sul fronte verso la piazza sembrano scomparire fagocitati dalle architetture laterali, in quello verso il parco acquistano forza colorandosi di giallo e di rosso, simulando una sospensione dal suolo attraverso giochi di ombre e rientranze. L’elemento rosso prosegue poi trasformandosi visivamente nella "trave" orizzontale che fa da parapetto alla retrostante terrazza. Il parallelepipedo vetrato reinventa il vuoto chiudendolo tra pareti cristalline che confondono lo sguardo alternando la trasparenza verso l’interno alla riflessione dell’ambiente circostante, utilizzando specchiature trasparenti, sabbiate e smaltate.

Complesso artigianale ’Torricelli’, Bolzano

2000 - 2005

Le ridotte dimensioni dell’area, il numero di aziende da insediare e le esigenze funzionali, non permettevano il minimo "spreco" di terreno, portandoci a concepire un complesso produttivo pluripiano, accessibile attraverso rampe carrabili. Questa struttura produttiva si presenta con un grande volume traslucido, unico e compatto, capace di mettere in mostra il lavoro delle aziende insediate, piuttosto che i prodotti finiti, insomma, una "vetrina" del lavoro in diretto contatto con l’esterno urbano. La configurazione morfologica è caratterizzata dalla tecnologia delle superfici esterne, realizzate con formelle di vetro (30x30 cm), assemblate a secco su reticolo in alluminio, per consentire alla facciata di muoversi in modo indipendente e non assorbire i movimenti della struttura portante. Nel complesso artigianale Torricelli, le varie funzioni (officine, negozi, uffici, alloggi ecc.) creano un luogo urbano dove si incontrano e convivono il lavoro, il riposo e l’incontro, evitando la monofunzionalità produttiva, capace di ridurre queste parti di città a "non luoghi".

Nuova stazione Bolzano fiera, Bolzano sud

1997 - 1999

In occasione dello spostamento della Fiera di Bolzano nella zona commerciale di Bolzano sud, l’Amministrazione provinciale decise di collegarla al centro cittadino utilizzando l’adiacente linea ferroviaria Bolzano-Merano. Con la nuova fermata ferroviaria di Bolzano-Fiera, collegata diretta-mente alla fiera attraverso una passerella pedonale, si procedeva anche a servire più efficacemente l’intera zona produttiva, attraverso una sorta di metrò di superficie. Un progetto complesso quello della nuova stazione, in quanto fermata su viadotto ferroviario (col-locato a circa 5 metri di altezza dal piano strada), aggravato dal fatto che non era possibile appog-giare o ancorare la nuova pensilina al viadotto stesso. Era necessario ancorare pesantemente a terra la nuova stazione sia per esigenze statiche, sia per connettere la nuova fermata con il piano interrato destinato a parcheggio di interscambio. Con la nuova stazione si è potuto realizzare un nuovo volume (adibito per la sala d’attesa, la scala principale e una sala pluriuso) con facciata in vetrocemento, in modo da configurarla come quinta edilizia di fondo della nuova piazza d’ingresso al nuovo quartiere fieristico.

Complesso direzionale e produttivo ’Galvanicentre’, Bolzano

1995 - 2001

Le varie funzioni, le diverse esigenze e il grande numero di aziende artigiane insediate nel complesso GalvaniCentre, fanno pensare a una piccola cittadella del lavoro piuttosto che a un grande e indistinto comparto produttivo. Un luogo, prima che un edificio, dove sia possibile lavorare, vivere e rapportarsi positivamente con il lavoro e i suoi addetti. Tutto il complesso è stato concepito e organizzato come un pezzo di città, con strade e percorsi pedonali, piazzette e terrazze pubbliche, in modo da costituire una struttura aperta e vivibile durante tutto l’arco della giornata e durante tutto l’anno, invece che chiuso e svuotato appena terminati gli orari di lavoro. I due corpi di fabbrica principali, uno con gli uffici e gli alloggi e l’altro con le officine, pur mantenendo una precisa e specifica configurazione morfologica, sono stati collegati anche fisicamente tra loro dall’elemento "muro-recinto", capace di far emergere all’esterno l’immagine della "città degli artigiani".

Casa Stevanin, San Genesio (BZ)

1995-1997

La residenza spicca per la sua elegante qualità costruttiva e per l’educato rapporto instaurato con il terreno inclinato. Simmetria e semplicità sono gli elementi caratterizzanti del progetto. L’insieme della terrazza al primo piano e del volume del secondo piano, che sovrasta quest’ultima, conferiscono al fronte meridionale le sembianze di un’entità organica, in qualche modo "viva". La scatola esterna è realizzata interamente in cemento armato a faccia a vista tamponata da serramenti in alluminio. L a copertura metallica, realizzata secondo una sezione curvilinea, è rivestita in pannelli di alluminio coibentato. All’interno trovano posto 2 abitazioni, i primi due piani costituiscono l’abitazione principale e la sua area di soggiorno è organizzata su due livelli, collegati dalla scala centrale interna. Una vasta apertura nel solaio del del livello superiore serve a permettere la fruizione visiva dell’intero volume creato dai due piani,che beneficiano così di una efficace illuminazione naturale , e a separare il livello superiore in tre aree distinte, intorno al vuoto centrale. Il quarto lato di questa "corte" interna è definito dalla terrazza del primo piano, accessibile da entrambi i lati mediante delle porte vetrate, costituendo una percorrenza continua intorno al vuoto stesso. L’ alloggio secondario, al secondo piano, è accessibile direttamente dall’esterno mediante una scala dedicata, ed è organizzato all’interno di un rettangolo per due terzi affiancato da terrazze sui lati est ed ovest.

La nuova fiera, Bolzano

1991-1998

La proposta parte dalla volontà di definire un rigido volume-contenitore, capace di imporsi all’esterno per la semplice e silenziosa chiarezza, ma in grado di sviluppare al suo interno la complessità di una struttura attiva e vivace; dove il "muro" svolge il ruolo di interfaccia tra due realtà: una esterna a scala urbana, con cui dialogare ma anche "proteggersi", per affermare la propria identità e una interna, accogliente luogo d’incontro.Il progetto della nuova Fiera, partito come soluzione edilizia per dare una sede adeguata alle esigenze espositive della città di Bolzano, si è trasformato nel corso degli anni, in un intervento urbano a grande scala. Le scelte urbanistiche avevano localizzato la Fiera in un lotto anonimo della zona commerciale e solo successivamente, con la necessità di insediare in quell’area anche il Palazzo del ghiaccio in vista dei mondiali di hockey, si è avviato un processo di trasformazione della zona, che si è andato completando con la realizzazione della fermata ferroviaria, del garage interrato, della grande piazza d’ingresso, della pista pedo-ciclabile e da ultimo dell’ albergo, trasformando l’area in un importante luogo centrale, al servizio dell’intero territorio regionale. Con Roberto D’Ambrogio

Palazzo del ghiaccio ’palaonda’, Bolzano

1991-1993

La dimensione, condizionata dalla funzione, può diventare condizionante l’architettura. Nel senso che i grandi contenitori per lo sport, spesso chiusi e isolati, difficilmente si inseriscono a scala urbana e offrono anche meno riscontri a quella umana. Nell’allontanarci "dal vicolo cieco del funzionalismo" abbiamo cercato un approccio diverso: alla vincolante caratterizzazione dell’impianto propria di una grande struttura sportiva coperta, resa più complessa dall’esigenza della polifunzionalità (il palaghiaccio è anche padiglione fieristico), è stata contrapposta una ricerca della diversificazione fra morfologia e funzione, tra contenitore interno e aspetto esterno, tra esigenze dimensionali (7200 spettatori) e contenimento delle volumetrie fuori terra, per addivenire a un complesso edilizio che sia "porta" di un grande comparto pubblico. In questo modo il Palaonda funge da secondo ingresso al nuovo quartiere fieristico, caratterizzando fortemente quella parte di zona produttiva. In ogni caso l’esasperazione dimensionale rimane una delle caratteristiche tecnico-costruttive del palaghiaccio: ad esempio, le grandi travi lamellari di copertura coprono una luce di 60,00 metri e hanno un’altezza di 7,30 metri. Con R.D’Ambrogio, S.Bassetti, S.Franchini, F.Anesi, E.Lee